Dopo il ricorso contro la ricandidatura di Roberto Formigoni – presentato il 18 febbraio a Milano dal consigliere regionale PD Giuseppe Civati, dal costituzionalista e candidato PD alle regionali Vittorio Angiolini, da Riccardo Sarfatti ed altri esponenti del PD lombardo -, in Emilia-Romagna i Radicali e il parlamentare del PDL Enzo Raisi presenteranno un esposto alla magistratura per denunciare la ineleggibilità di Vasco Errani (governatore dal 3 marzo 1999). I Radicali di Bologna hanno annunciato un corteo “per la legalità” (sabato 27 febbraio, ore 11.30, piazza dei Tribunali) in occasione della presentazione delle liste che intendono presentarsi alle elezioni del 28 e 29 marzo.
Il ministro per gli affari regionali Raffaele Fitto ha ‘tempestivamente’ dichiarato che il divieto del terzo mandato per i Presidenti di Regione, stabilito per legge nel 2004, a suo parere, “non opera per le prossime elezioni regionali: è fortemente radicata sul piano giuridico la tesi della non immediata applicabilità della disposizione statale, sulla base del tenore letterale dell’articolo 2, che espressamente rinvia alla legge regionale attuativa; le disposizioni dell’articolo 2 della legge 165/2004 sono pertanto destinate a produrre effetti dopo l’adozione delle leggi regionali sulla materia”. Fitto sottolinea anche che “un’applicazione dell’articolo 2 che potrebbe apparire retroattiva non sarebbe rispettosa del fondamentale diritto di elettorato passivo a tutela del quale le cause di ineleggibilità sono di stretta interpretazione”.
Ma il professor Angiolini la pensa diversamente dal ministro: “La ragione del divieto di rielezione immediata, dopo una pluralità di mandati elettivi consecutivi è quella di evitare che sia frenato il ricambio delle persone a copertura di incarichi più importanti di governo, nonché quella prevenire il formarsi di posizioni personali di ‘prepotere’ politico. E’ pertanto logico che il divieto di rielezione dopo più mandati consecutivi valga e possa essere fatto valere dall’inizio del procedimento elettorale, come prerequisito del suo stesso corretto svolgimento; al contrario, l’elezione ne risulterebbe fortemente condizionata, con il rischio della dichiarazione di ineleggibilità a livello consiliare o giudiziale con la conseguenza delle dimissioni del governatore appena eletto e lo scioglimento del consiglio regionale medesimo”.
La settimana scorsa il presidente dei costituzionalisti italiani Valerio Onida, intervistato dalla redazione di Raissa Magazine, dopo aver criticato il fatto che le due Regioni, a sei anni dalla entrata in vigore della legge 165, non hanno ancora legiferato in materia, aveva aggiunto: “Il punto più delicato riguarda l’immediata applicabilità del divieto di terzo mandato anche in assenza di una legge elettorale regionale. Nel caso fosse effettivamente applicabile, se rieletti, dovrebbero essere dichiarati ineleggibili. Altrimenti no, ma vorrebbe dire che le regioni hanno la possibilità di far valere o meno un principio fissato dal legislatore statale”.
Questa sera Pierluigi Bersani, in occasione della presentazione ufficiale della candidatura di Vasco Errani, ha dichiarato: “credo che siano iniziative che non abbiano sul piano giuridico un fondamento. Mi pare che il ministro La Loggia abbia dato una risposta molto chiara, e tant’è”.
L’opinione del segretario regionale del PD, Stefano Bonaccini, è stata ancora più lapidaria: “Si contino i voti: chi ne ha di più vince. Il resto sono chiacchiere”.
Reazioni a caldo, di tenore analogo a quelle di Formigoni e – in altra occasione – del segretario provinciale Andrea De Maria, ben prima delle dimissioni di Delbono: «sul sindaco si sono già espressi i cittadini, eleggendolo». Oggi, però, l’ex sindaco insegna nuovamente all’Università. Mentre Bologna è governata dalla commissaria Cancellieri.
Ad un mese dalle elezioni regionali, i due candidati favoriti in Emilia-Romagna e in Lombardia vedono messa in discussione la legittimità della loro probabile elezione e, pertanto, della loro candidatura.
A prescindere dal consenso elettorale dei rispettivi schieramenti politici e a prescindere dall’esito dei due ricorsi, almeno una domanda a coloro che si sono assunti la responsabilità di ricandidare persone a rischio di ineleggibilità sorge spontanea: perché?
Pubblicato da riformanomine